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Rete degli archivi per non dimenticare

Fonti per una storia ancora da scrivere


Rete degli archivi per non dimenticare , Fonti per una storia ancora da scrivere
Roma, Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario, 2010, p. 256

È innegabile che vi sia in Italia una carenza di fonti documentali relativi al periodo che

va dal dopoguerra a oggi, in specifico per i temi legati al terrorismo, allo stragismo, alla
violenza politica, ai movimenti e alla criminalità organizzata, nel contesto di una storia
repubblicana estremamente complessa e segnata da episodi la cui comprensione appare
essenziale per capire da una parte le radici della società contemporanea dall’altra i possibili percorsi del suo sviluppo.
Le fonti più rappresentate e utilizzate, assieme ai documenti raccolti o prodotti dalle
Commissioni parlamentari d’inchiesta, sono quelle giudiziarie, mentre gli archivi dei ministeri sono spesso di difficile accesso. La difficoltà nel reperimento delle fonti, le polemiche, l’uso pubblico e politico della storia hanno condizionato notevolmente la riflessione storiografica, che dovrebbe invece essere uno dei motori della ricerca e di conseguenza della divulgazione e della conservazione della memoria.
Esistono però sul territorio nazionale numerose e differenti esperienze che hanno dato
vita ad archivi e centri di documentazione di varia e diversa natura in cui è possibile
ritrovare fonti proprio sui temi sopraelencati. Si tratta spesso di realtà decentrate rispetto alle grandi sedi istituzionali e della cultura, sintomo di una partecipazione diffusa e dell’espressione del consolidamento della sensibilità storica e politica, che favoriscono l’incontro e il dialogo tra differenti pratiche e azioni di salvaguardia della memoria storica.
Archivi pubblici e privati, pur avendo ampia diffusione nel nostro paese e pur avendo goduto di ripetuti interventi legislativi, sembrano non poter depositare la loro espansione e cura su una solida e diffusa cultura della memoria, sembrano anzi essere vittime della mancanza di una cultura della documentazione e quindi di una sottovalutazione dell’importanza della ricostruzione della memoria.
E’ da queste considerazioni che è nata la Rete degli archivi per non dimenticare che ha scelto come obiettivo prioritario quello di censire la documentazione presente negli archivi sia pubblici sia privati, al fine di costruire una cultura della legalità che passi per i documenti e le fonti.
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