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Laboratorio di tecnologia

Effettua prove per l'accertamento della validità dei materiali e dei procedimenti operativi, in base ai risultati delle indagini nei laboratori e alle esigenze derivanti dalla pratica del restauro. Definisce le caratteristiche dei materiali da usare nel restauro.

Studio della carta

La carta fu inventata in Estremo Oriente, e precisamente in Cina, nell'anno 105 d.C. Nei secoli successivi essa si diffuse in Corea e in Giappone e, ad occidente, nel Turkestan e in Persia. Quando gli Arabi, nell'VIII secolo, combattendo contro le popolazioni del Turkestan vennero a conoscenza del processo di fabbricazione di questo materiale, ne compresero subito la grande utilità adottandolo su larga scala. Così da Samarcanda, famoso centro di produzione della carta, la nuova arte raggiunse Bagdad, Damasco e poi tutto il mondo arabo. Con l'estendersi delle conquiste arabe verso l'Europa, la carta venne introdotta prima in Egitto e nel Nord Africa e poi in Spagna e in Sicilia e da qui nell'intera Europa. Per la sua fabbricazione in occidente si usavano gli stracci di fibre vegetali quali lino, cotone e canapa. In seguito, quando l'aumentata richiesta rese insufficiente la disponibilità degli stracci, si ricorse all'impiego diretto di varie parti di piante e alberi opportunamente trattate e lavorate secondo procedimenti vari. Chimicamente la carta è costituita dalla cellulosa, una catena polimerica che ha come costituente di base unità di glucosio. Nell'impasto fibroso possono essere presenti anche altre sostanze che dipendono dal tipo di manifattura e dalla natura delle materie prime d'origine.

Nel laboratorio di tecnologia la carta è stata studiata sia storicamente dal punto di vista della sua manifattura che microscopicamente dal punto di vista strutturale e morfologico al fine di acquisire elementi peculiari per l'identificazione delle specie vegetali impiegate nella sua fabbricazione. Inoltre presso il laboratorio sono state condotte indagini anche su particolari carte impiegate nel campo della conservazione e del restauro che vengono fabbricate in oriente utilizzando piante da cui si ricavano fibre di cellulosa particolarmente lunghe e resistenti. Tali indagini hanno avuto lo scopo di connotare qualitativamente queste carte e verificare pertanto la loro idoneità ad essere impiegate nel restauro dei materiali librari antichi o nella loro conservazione.

Studio degli enzimi

Gli enzimi sono molecole proteiche molto grandi che variano la cinetica delle reazioni chimiche. Sono quindi dei catalizzatori organici di processi che, altrimenti, richiederebbero tempi e dispendi energetici maggiori per la loro realizzazione. Sono dotati di alta specificità e prodotti dalle cellule viventi. A causa di tale specificità ciascuno enzima può agire soltanto su uno dei passaggi di una catena metabolica di reazioni e quindi su una sola e specifica sostanza della catena stessa. La funzione di un enzima è quella di abbassare la barriera energetica di una reazione chimica unendosi temporaneamente alla molecola-substrato per cui esso è specifico e che viene trasformata nel corso della reazione. Basandosi su questi presupposti nel laboratorio di tecnologia è stata condotta una sperimentazione sulla possibilità di impiegare queste molecole nel campo del restauro.

Studio del legno

Il legno è uno dei materiali che spessissimo si rinviene nei libri antichi. Esso era largamente utilizzato nella manifattura delle legature antiche andando a costituire le assi che poi venivano rivestite dalla coperta generalmente in cuoio. Con lo studio dei manufatti lignei si possono delineare il livello culturale, la capacità tecnologica, il grado di ricchezza e la creatività di una società, nonché il tipo di ambiente naturale nel quale la società medesima si è sviluppata. Il legno è un materiale di natura vegetale e come tale va considerato nell'impostazione di un qualsiasi studio scientifico tendente ad accertare le condizioni di conservazione dell'oggetto con esso realizzato e il grado di affidabilità della struttura lignea. Il legno, botanicamente parlando, è un prodotto di sintesi e trasformazione naturale attuata dalle specie vegetali cosiddette "legnose" capaci di organizzare il proprio "corpo" in particolari strutture istologiche specializzate in base alle funzioni che esse dovranno assolvere.

E' possibile, attraverso osservazioni sia microscopiche che macroscopiche di un legno, risalire alla specie vegetale di appartenenza. L'indagine macroscopica dà informazioni circa la morfologia tecnica che può essere utile ai fini di una conoscenza diagnostica e tecnologica. L'indagine microscopica fornisce informazioni relative alla microstruttura del legno ed è quella che dà maggiori garanzie ai fini della diagnosi delle specie. Per ottenere una diagnosi certa, l'osservazione microscopica avviene su tre tipi di sezioni istologiche differenti (trasversale, tangenziale e radiale) che forniscono le caratteristiche dei raggi midollari, dei vasi conduttori e del parenchima che sono tutti tessuti aventi caratteristiche morfologiche diverse a seconda della specie legnosa. Presso il laboratorio di tecnologia sono stati condotti studi proprio sull'aspetto microscopico del legno onde poter riuscire a identificare le specie legnose con cui venivano fabbricate le assi delle legature antiche.

Studio della pergamena e del cuoio

Sono entrambi materiali di origine animale che, nell'ambito della storia del libro, occupano due posizioni e destinazioni diverse: la pergamena nasce come supporto scrittorio nel II secolo a.C. in Asia Minore, incominciò ad essere utilizzata dai Romani nel 50 a.C., in sostituzione delle tavolette cerate, e dal I secolo d.C. prese totalmente piede nella forma di codice che tutti conosciamo, per merito del Cristianesimo che la diffuse in tutta Europa. Soltanto molto più tardi verrà utilizzata anche come coperta in determinate tipologie di legatura.

Il cuoio invece, in qualità di materiale librario, trova impiego come rivestimento di assi e quadranti nella realizzazione delle legature. Sia la pergamena che il cuoio hanno in comune le prime fasi iniziali della loro manifattura fino alla calcinazione compresa, operazione che si effettua in "latte di calce" o calce spenta (idrossido di calcio) a concentrazioni variabili e che serve a collassare le fibre che compongono il tessuto per favorire il distacco dei peli e dell'epidermide e per asportare le sostanze di riempimento esitenti tra i vari strati del tessuto.

Dopo la calcinazione la pelle destinata a diventare pergamena viene tesa su un apposito telaio e lasciata ad asciugare all'aria, lontano dal sole. Una volta asciugata si interviene su di essa con la pietra pomice per conferirle una superficie levigata e vellutata, adatta a ricevere la scrittura ad inchiostro. La pelle che invece è destinata a diventare cuoio, viene sottoposta al cosiddetto trattamento di concia il cui scopo è di rendere la pelle relativamente imputrescibile e contemporaneamente ottenere un prodotto con le caratteristiche peculiari all'uso che di essa se ne vorrà fare.

Il cuoio impiegato per le legature dei libri è stato sin dall'antichità ottenuto per lo più con un processo di concia detto "al vegetale" che prevede l'impiego, appunto, di materie prime di origine vegetale (rami, foglie, corteccia, radici, galle…) nelle quali sono contenuti i tannini, sostanze fenoliche che hanno la capacità di stabilire forti e stabili legami con le molecole di collagene, che è il componente proteico di base dei tessuti animali, impedendone entro certi limiti la degradazione. I lavori iniziali condotti dal laboratorio di tecnologia sulla pergamena si sono svolti secondo i metodi classici dell'istologia al fine di conoscere le caratteristiche microscopiche strutturali dei tessuti animali proprie di ogni specie.

Essendo però questi metodi distruttivi, si è cercato di mettere a punto anche indagini non distruttive che consentissero l'identificazione della specie animale d'origine utilizzata nella manifattura sia della pergamena che del cuoio. Tale tecnica si basa sull'osservazione microscopica in diascopia a basso ingrandimento dei follicoli piliferi e del loro arrangiamento sul materiale tal quale. La disposizione dei follicoli piliferi è infatti caratteristica e peculiare per ogni specie animale e consente quindi di distinguerle fra loro. Questo metodo ha permesso lo studio e l'analisi di codici membranacei molto antichi senza causare alcun tipo di trauma alle carte analizzate.

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